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Lago di Garda. Discoteca. La notizia era arrivata qualche giorno prima nelle redazioni: Diego Armando Maradona sarà nostro ospite e, se volete, siete invitati. Se volete? Ditemi quanto debbo pagare per poter partecipare!

Perchè Maradona è il calcio. Lo aspettai ben oltre le 3 di notte, con la testa che scoppiava dopo ore e ore di musica, con la paura che alla fine non arrivasse, con il cameramen che faceva fatica a tenere gli occhi aperti, con il terrore che qualcosa andasse storto e che non riuscissi ad avvicinarlo. Alla fine invece si materializzò. Ricordo che riuscimmo a fargli poche domande, ricordo che vide il bresciano Rizzardi, che era stato suo compagno al Napoli, e lo abbracciò come fosse un fratello. Non ricordo cosa gli domandai e neppure che cosa mi rispose. Ricordo i suoi gol, ricordo le sue finte, ricordo i suoi dribbling. Diego Armando Maradona è stato il più grande. Un uomo difficile ma di una dolcezza infinita quando stava accanto ad un bambino o partecipava ad un evento benefico. Dolcissimo anche con i colleghi: non c'è un suo ex compagno che non parli bene di lui, che non ti dica che era il migliore anche fuori dal campo. Maradona ha preso a calci anche la vita. L'ha dribblata, l'ha ribaltata come faceva con le difese avversarie. E' stato capace di essere peronista e seguace di Fidel Castro e Guevara. E' caduto mille volte e mille volte ha saputo rialzarsi. Con una dignità che a vederla oggi appare fin commovente. Non ha mai amato il potere. Fosse un presidente di una squadra di calcio o quello di una federazione. Ha sempre detto quel che pensava a costo di essere antipatico. Sembrava cercasse sempre di andare controcorrente a prescindere. Ma con un pallone tra i piedi era un dio greco. Era una divinità ancestrale. Era un sogno che si faceva realtà. I paragoni con i presunti campioni di oggi sono inclementi. Per loro. Lui era un'altra cosa. Egocentrico, spavaldo fino alla provocazione, capace di cadute rovinose e di rinascite prodigiose. Ha vinto da solo un Mondiale, ed altri due probabilmente glieli hanno scippati. Ha vinto a Napoli dove nessuno prima di lui c'era riuscito. Ha segnato gol che neppure alla playstation riesci ad imitare. Giocavamo pensando a lui, sognando di poter esser capaci di fare un ventesimo di quello che faceva lui. Qualche tempo fa, ripensando alla mia vita, mi sono detto che valeva la pena di aver vissuto perchè avevo visto nascere mia figlia, conosciuto mia moglie, giocato a carte e bevuto con i miei amici, (quelli che ho da 50 anni), visto l'uomo andare sulla luna. E ancora  avevo visto sei Papi, letto Borges, ascoltato Leonard Cohen e Coltrane, Guccini e Vecchioni. Visto e sentito parlare Almirante e Berlinguer, usato un gettone telefonico e poi un cellulare. Visto l'Italia alzare nel cielo di Spagna prima, e in quello di Germania poi, la Coppa del Mondo. Visto combattere Cassius Clay, scattare in salita Marco Pantani. E visto giocare al calcio Diego Armando Maradona: il più grande di tutti, per sempre il migliore, per sempre nei nostri cuori.

 

Ciro Corradini