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La rassegna espositiva prevede quest'anno tre mostre sul territorio gardesano, a Puegnago, San Felice del Benaco e Moniga del Garda. Le esposizioni sono visitabili per tutto il periodo estivo e quella di Puegnago addirittura fino a novembre.


Nata nel 2003 dall’idea e con la regia di Albano Morandi, la rassegna espositiva da sempre pone in dialogo il lavoro e la ricerca di artisti contemporanei italiani ed internazionali con luoghi, architetture e siti di pregio storico-culturale - quali palazzi storici, castelli, chiese, siti di archeologia industriale e contesti naturalistici - situati nell’area del Lago di Garda e, dal 2016, anche nella città di Brescia. L’edizione 2024, la diciottesima, si compone di sei mostre monografiche aperte gratuitamente al pubblico a partire dal 25 maggio fino al 3 novembre.

CIELI, COSTELLAZIONI e ARCHITETTURE VEGETALI si snoda dunque in tre diverse località della Valtenesi con esposizioni diverse di diversi artisti.  I cieli di Michele Zaza nella dimora gardesana che fu di Vittorio Leonesio, gli universi e le costellazioni di Marco Pellizzola negli spazi interni ed esterni della Chiesetta di San Felice del Benaco e l’interazione tra arte, natura e ambiente nella monumentale installazione vegetale di Fabio Racheli al Parco del Castello di Moniga del Garda. Vediamo i tre eventi nel dettaglio.

Michele Zaza, Cielo zero - a Leonesia - Fondazione Vittorio Leonesio di Puegnago del Garda, a cura di Flaminio Gualdoni. Dal 26 maggio al 3 novembre 2024 - Orari: sabato e domenica dalle 15 alle 19.

Gli spazi di Leonesia - Fondazione Vittorio Leonesio ospitano la doppia installazione site-specific dal titolo Cielo zero: due grandi pareti composte da una serie di sculture in legno e ritratti fotografici. L’opera è attorniata da una serie di lavori nei quali domina un’atmosfera carica di simboli. Simbolico è anche l’uso del colore, con i corpi e i volti maschili o femminili, sovente dipinti con colori riferiti alla terra e al cielo - marrone, blu, bianco – affiancato da presenze scultoree realizzate a partire da elementi dal quotidiano come molliche, ovatta, cuscini. Un’ipotesi di «spazio cosmico» dove il cosmo è inventato e immaginato attraverso l’elaborazione e la trasfigurazione degli elementi della vita.

Marco Pellizzola, Il peso delle stelle - alla Chiesa del Cimitero storico di San  Felice del Benaco, a cura di Mariacristina Maccarinelli. Dal 26 maggio al 28 luglio 2024 - Orari: sabato e domenica dalle 15 alle 19.

Il titolo della mostra coincide con quello della grande installazione site-specific pensata da Marco Pellizzola per i luoghi di San Felice del Benaco. Da oltre 10 anni l’artista, attraverso le sue opere, indaga il cielo, le costellazioni e le stelle. Per Meccaniche della Meraviglia 2024, questi elementi invadono l’interno della chiesetta trecentesca dell’ex cimitero e gli spazi esterni utilizzati per la cartellonistica pubblicitaria in differenti luoghi del paese. Il peso delle stelle è un invito a cambiare prospettiva: se pensare al cielo porta necessariamente ad alzare gli occhi verso l’alto, l’artista riporta porzioni di spazi infiniti verso la terra, inserendoli all’interno di superfici limitate, chiuse in contenitori o forme geometriche, costringendoci ad abbassare lo sguardo. Il colore intenso, spirituale, evoca il cielo stellato ma, inserito nelle vasche della cappella sinistra, rimanda anche all’acqua. Sull’altare centrale si trovano due tondi lignei celesti con le stelle, nello spazio retrostante sono esposti sei disegni originali riprodotti nelle altrettante gigantografie sparse per il paese, nella quali sono raffigurate vedute del lago, frammenti degli affreschi presenti nella chiesa, campiture celesti e costellazioni.

Fabio Racheli, Entr’acte - al Parco del Castello di Moniga del Garda, a cura di Ilaria Bignotti e Camilla Remondina. Dal 16 giugno al 31 agosto. Orari d’apertura: sempre aperto.

Utilizzando vegetazioni locali di recupero Fabio Racheli ha costruito un grande Entr’acte naturalistico: una grande installazione organica temporanea, destinata a mutare, di dimensioni monumentali. L’ha posto a cornice e schermo del panorama sul lago che si gode da questo luogo. Il risultato è un’opera d’arte ambientale che si inserisce nel paesaggio come un sipario calato dall’alto e dall’altrove. Invita a tornare a guardare, proprio grazie alla sua funzione di dispositivo che mette in scena e al contempo trasforma lo spazio del visuale. La grande installazione per Moniga invita alla riscoperta di gesti antichissimi, di sguardi stupiti, diventando metafora di una rete di vite e di storie. Ad esse si giunge attraversando il parco, sollecitati da più piccole sculture di materiali naturali che Racheli ha disposto per creare una prospettiva crescente che culmina con il suo possente, eppur leggerissimo, Entr’acte.

Secondo un format collaudato, successivamente alla chiusura delle mostre sarà pubblicato il catalogo dell’iniziativa, corredato dai testi critici dei curatori e dalle immagini delle opere installate all’interno degli ambienti, per evidenziare il dialogo e l’interazione reciproca tra soggetto e contesto.